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Siamo abituati a conoscere l’informatica come un mondo “semplice”, quasi unilaterale, fatto di soluzioni o scelte univoche. Trascuriamo invece che, come nella vita, possiamo trovare sempre alternative valide, cui radici provengono da idee e filosofie differenti dalle più note. È questo il caso dell’Open Source e della fantastica storia che questo mondo porta con sé.

L’alba di un nuovo inizio: Free software

Ai primi albori dell’informatica, quando i Computer non erano né personal né portabili, il software faceva da semplice accompagnatore dell’ hardware, come strumento per offrire funzionalità aggiuntive completamente vincolate a quest’ultimo. La condivisione delle conoscenze era ancora effettuata mediante  lettura di testi e la famosa ars oratoria era preponderante, dovendosi adeguare ai cosiddetti standard offerti dal fornitore di hardware.

Ciò creava difficoltà nel poter svolgere determinate attività che al giorno d’oggi risultano banali, per esempio stampare documenti sapendo a priori se la stampante è disponibile ad accettarli oppure è inceppata, soprattutto se la stampa è disponibile a più utenti disposti su diversi piani di in edificio.

Richard Stallman

È questo il caso di Richard Stallman, programmatore di intelligenza artificiale  al MIT e forte oppositore della Copyright Act, una legge del 1976 che impose, tra l’altro, di intendere il software come opera soggetta a diritto d’autore.
Stallman  sottolineava (e continua tutt’ora) che il software deve essere svincolato da licenze autoritarie, le quali impongono restrizioni e/o limitazioni allo stesso, chiedendo a gran voce di preservare la libertà dell’utente nel poter visionare il codice di un programma, modificarlo a suo piacimento, condividerlo e richiederne un riconoscimento.

Nasceva il software libero (free software) come contrapposizione al software soggetto a copyright, del quale la più nota esponente dell’epoca era la Microsoft.

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Il moderno pioniere del copyleft creò, in seguito, la Free Software Foundation, un’ organizzazione non-profit che sposa gli ideali di cui sopra e la tutela del software libero come mezzo di studio e condivisione di conoscenze, tutela data dalla ormai celebre General Public License (GPL), una licenza software che definisce i criteri secondo cui il software ad essa soggetta può essere distribuito.

Logo Free Software Foundation

Tratti salienti di quest’ultima sono riassumibili nei seguenti punti:

  • Il licenziatario può modificare il programma, copiarlo e ridistribuirlo con o senza modifiche, gratuitamente o a pagamento.
  • La distribuzione del software può avvenire o mediante diretta fornitura del codice effettivo o mediante pagamento nominale.
  • Il software ridistribuito, sia con modifiche che semplicemente copiato, deve essere accompagnato dalla medesima licenza GPL, rendendola, di fatto, persistente.
  • Qualora il software presenti modifiche coperte da altre licenze, queste devono a tutti gli effetti essere coperti dalla GPL, rendendola, di fatto, propagativa.

La svolta degli anni ’90: Open source

Al neonato software libero, coraggiosamente portato avanti come strumento di condivisione, si contrapponeva il sempre più affermato software soggetto a copyright, guidato sia dal costo sempre più conveniente dell’hardware sia dagli ingenti investimenti nello stesso settore.

Bruce Perens

Ciò spinse un gruppo di esperti a chiamare in causa Bruce Perens,  appassionato autodidatta della programmazione e futuro Senior Strategist della HP, nel creare un ponte tra il software libero e le regole di mercato, cambiando il termine free software in favore del più chiaro open source per cancellare l’equivoco tra il concetto di gratuito e di libero dato dalla parola free.

Nacque il documento “The Open Source Definition”, nel quale vengono definiti  i criteri affinché un software possa essere definito open source, tra i quali:

  • Libera redistribuzione del software senza porre  restrizioni per il venditore o sulle parti che compongono il software stesso.
  • Codice sorgente in accompagnamento con il programma funzionante, al fine di poterne effettuare modifiche.
  • Nessuna discriminazione verso persone o gruppi di persone.
  • Nessuna restrizione su parti di software o su altro software fornito in accompagnamento.
  • Neutralità tecnologica, al fine di non favoreggiare una specifica componente hardware (CPU, schede video, etc…) o un insieme di quest’ultimo.
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Conclusioni

Le differenze tra free softwareopen source, in effetti, sono sottili e non sempre di facili interpretazione, ciononostante entrambe convergono verso un modo nuovo di comprendere il software, di studiarlo, di modificarlo, infine, di ridistribuirlo.

Quindi, anche qui, su Recensility, vogliamo portare una ventata di progetti open source cui scopo sia la condivisione di idee, di dubbi e di consapevolezze informatiche, partendo dalla scelta della macchina fino al software più interessante per svolgere un certo compito, senza dimenticare la programmazione e la sperimentazione.

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See you next time!

 

 

 

 

 

 

Author: Alessandro Giaquinto

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