Avete presente quella sensazione che vi assale quando il vostro HDD esterno, usato per effettuare il backup dei vostri dati sensibili, improvvisamente, vi saluta con la schermata più paurosa della storia dell’informatica?

Ebbene, se conoscete quella sensazione, sapete benissimo cosa si prova nel vedere tutti i file più importanti, tesi di laurea, progetti, libri in pdf, fotografie della vostra vacanza più spericolata, link varii e link di Recensility (che conservate e che ripescate quando vi fanno comodo), fatture e rendiconti indispensabili, passarvi davanti agli occhi per poi sparire nel vuoto.

Per fortuna esistono soluzioni valide per il recupero dei dati, per tutti i sistemi operativi, che permettono il recupero dei dati parzialetotale, in maniera abbastanza efficace. Fra le possibili, una delle più apprezzabili e performanti provenienti dal mondo open source è TestDisk, disponibile al seguente link.

TestDisk è capace di svolgere egregiamente il compito, poiché ricostruisce la partition table, propriamente una tabella anteposta all’identificazione di una partizione presente sul dispositivo, evidenziandone l’inizio e la fine, oltre che il “peso” e il quantitativo di settori occupati.

Il programma, poi, può essere installato su quasi tutti i sistemi operativi desktop noti, adottando la medesima interfaccia (testuale) e richiedendo un minimo di attenzione nell’uso.

Avvio di TestDisk

Una volta scaricato il file zip, è sufficiente estrarlo in una qualunque cartella facilmente accessibile (ad esempio Scrivania), aprire la cartella estrattacliccare con il tasto destro sull’icona testdisk_win, così come mostrato in figura

quindi cliccare sulla voce “eseguire come amministratore” presente nel menù a tendina. Confermando l’avvio del programma come amministratore, TestDisk si mostrerà con tutta la sua bruttezza disarmante, chiedendo se è necessario generare un file di log (cioè una sorta di diario cronologico con tutte le operazioni eseguite). Questa decisione dipende dall’utilizzatore, ciononostante può sempre essere utile avere un file di log a disposizione, per poter eseguire controlli più approfonditi.

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E’ anche possibile decidere di scrivere su un file di log precedentemente creato, mediante l’opzione Append, a patto di specificare quale sia il file di destinazione. Per proseguire è sufficiente spostarsi con le frecce direzionali sull’opzione desiderata (la quale verrà selezionata), quindi premere Invio. La schermata successiva, quindi, chiede su quale unitàdispositivo abbiamo intenzione di operare. 

In questa schermata (e nelle prossime), le frecce verticali sono riservate alle opzioni mostrate in alto, mentre le frecce orizzontali rispondono alle opzioni mostrate in basso. Sarà sufficiente selezionare il dispositivo da recuperare e procedere premendo Invio.

Scansione del dispositivo

Scelto il dispositivo, TestDisk richiede che tipo di partizione deve aspettarsi. In generale la scelta può ricadere sulla prima voce (Intel), ciononostante il software si occupa in automatico di rilevare il tipo di partizione e procedere con l’analisi, quest’ultima suddivisa in due step.

Il primo step della ricerca si occupa di rilevare i dati più importanti al fine di determinare le caratteristiche della partizione.

Poi si procede con il secondo step, dove ha luogo la ricerca dei file. Questa fase può durare anche svariati minuti, in funzione e della dimensione del dispositivo e del tipo di partizione.

Al termine, TestDisk informa sulle varie criticità trovate e sulla partizione che andrà a recuperare. Nel caso in figura, viene riportato un problema con la geometria della partizione rispetto la grandezza del dispositivo, quindi richiede di correggere tale problema con l’apposita opzione Geometry.

La correzione è effettuata in automatico, quindi è possibile premere Invio e tornare al menù principale, dove sarà necessario spostarsi sull’opzione Advanced per procedere al recupero dei file  come immagine della partizione analizzata.

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Fase finale

L’ultimo passo per riavere i vostri file è finalmente raggiunto! Una volta premuto Invio per la creazione dell’immagine, TestDisk chiede dove si desidera salvare l’immagine. In questo caso è possibile utilizzare le frecce verticali per muoversi tra le directory, ricordando che la voce generica .. indica lo spostamento presso la cartella padre, cioè la cartella che contiene i file visualizzati (immaginate di cliccare sul tasto indietro quando navigate sul file manager). Infine, è sufficiente premere il tasto C sulla tastiera per procedere alla generazione dell’immagine.

Non lasciatevi spaventare dall’estensione dell’immagine creata, questa può essere tranquillamente gestita sia da 7zip che da Winrar, mentre su Linux e su Mac verrà gestita in automatico.

Conclusioni

Nonostante non sia dotato di un’interfaccia piacevoleintuitivaTestDisk svolge perfettamente il suo lavoro di recupero. Esistono, in realtà, altri strumenti più intuitivi, alcuni di questi verranno anche prossimamente discussi, ciononostante TestDisk è sempre stato un fido alleato in casi disperati, spesso e volentieri riuscendo dove altri software fallivano miseramente.

Mi auguro che questa mini guida possa esservi d’aiuto e vi invito a iscrivervi e condividere l’articolo se vi è piaciuto!

 

See you next time!

Author: Alessandro Giaquinto

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